Vai ai contenuti

l'attivista al lavoro


Questa pagina è molto lunga - se volete potete leggere solo le parti che vi interessano cliccando sulle singole voci

definirlo è facile, diventarlo un po' meno
per non passare dal tutto al niente

poco o tanto, se ben impiegato è sempre un utile contributo

5 - Attenti a non ... fondere
l'attivista rischia di disattivarsi" facilmente; alcuni consigli per non restare scarichi

beata solitudine o allegra compagnia?
vegetarismo e veganismo: due strade per evitare che la coerenza sia un optional
istruzioni per non rischiare di scottarsi le ...zampe
alcune indicazioni per diventare subito attivi

Chi è l'attivista?

       
 E' chi  NON "delega" completamente agli altri (in genere alle associazioni) il compito di far progredire nella società la considerazione anche verso gli esseri non umani, come soggetti titolari del diritto ad una vita nel rispetto delle loro esigenze fondamentali, diritto prevalente rispetto agli interessi puramente materiali umani (come sterminarli per farne pellicce e salsicce).
 Questa pagina intende essere una breve guida orientativa soprattutto per chi muove i primi passi; troverete un breve         programma di lavoro per facilitare e rendere più proficuo il proprio impegno,  e alcuni spunti di riflessione su alcuni         argomenti molto dibattuti all'interno del mondo animalista.        

          
  
              
Organizziamoci un po'!

 Spesso accade che - spinti dall'entusiasmo - ci si getti anima e corpo per qualche mese (o addirittura solo qualche settimana) nell'attivismo biocentrista, per poi mollare tutto quando ci si accorge che i risultati di tanto lavoro non sono così esaltanti come ci si aspettava.
 
Per evitare questo "effetto collaterale" bisogna anzitutto stabilire:
  • quanto tempo vogliamo (e possiamo realmente) impegnare per questa nostra attività e quando (la sera, i fine settimana, durante le vacanze ecc.)
  • quale attività vogliamo svolgere (sostegno via mail o lettera, presenza alle manifestazioni, cura diretta degli animali ecc.)
  • come intendiamo operare (da soli o all'interno di associazioni)

Sono tre elementi basilari: trascurarli significa preparare il terreno a  un probabile fallimento.



Quanto tempo abbiamo?

 Stabilire il tempo che vogliamo dedicare è importantissimo; un impegno ridotto ma costante è più utile di un impegno intenso ma del tutto saltuario;

 Vi sono attività che possono comportare un impegno di tempo realmente ridotto; ad esempio il sostegno delle iniziative via mail o la raccolta di firme: se dedicate mezz'ora due o tre volte alla settimana per sostenere gli appelli che vi sono arrivati (mediamente per ogni iniziativa ci vogliono cinque minuti fra lettura e "copia/incolla" del messaggio) state già svolgendo un buon lavoro di supporto.
 Non solo, se anche per una settimana non riuscite a svolgere questa attività, potete in genere ... recuperare la settimana successiva.

 Se intendete dedicarvi alla cura di animali di rifugi, colonie feline ecc. dovete stabilire con più certezza il tempo da dedicare e la regolarità con cui potete farlo; si tratta di impegni importanti e che devono essere presi molto sul serio: saltare o rinviare i turni di  un canile o nel portare il cibo a una colonia può creare notevoli problemi, ben maggiori rispetto al non sostenere qualche iniziativa.


Single o associati?

 Lavorare da soli o all'interno di un'associazione? E' un po' la stessa differenza che c'è fra l'andare in vacanza in tenda o andare in un albergo; in tenda potete organizzare la giornata come volete, ma dovete lavare i piatti e cucinare (e in caso di maltempo possono essere guai); in albergo trovate tutto pronto ma dovete rispettare regole ben precise.

 Lavorare come volontario all'interno di un'associazione - specie se conosciuta - dà senza dubbio un senso di maggiore sicurezza, ci si trova in un gruppo (almeno in teoria) ben organizzato e le iniziative per le quali lavorate possono avere maggiori possibilità di successo. D'altra parte, si è obbligati a seguire le direttive di coloro che la dirigono anche quando  non le condividete per niente. Naturalmente queste limitazioni variano da associazione ad associazione; potete facilmente informarvi  quali associazioni esistono sul vostro territorio, iscrivervi a quella che vi piace di più e frequentarla un po' per conoscere l'ambiente. Se non vi "sconfinfera", si fa sempre a tempo a ... sparire.

 Se invece decidete di fare i "cani sciolti" dovrete arrangiarvi in tutto da soli e quindi dovete limitare i vostri obiettivi: per sostenere iniziative o curare una colonia felina non necessariamente ci si deve intruppare in un'associazione, ma da soli ben difficilmente riuscirete a trovare ascolto presso le istituzioni per far approvare un'ordinanza a favore degli animali, realizzare un rifugio o combattere certi maltrattamenti; bisogna dire che grazie a internet si formano dei gruppi di sostegno informali che talvolta sostituiscono egregiamente l'appoggio delle associazioni.

 Nulla vieta di iscriversi comunque ad un'associazione pur agendo da single, per chiedere un intervento in caso di difficoltà (ad esempio se qualcuno vi minaccia mentre date il cibo ai gatti). Insomma si può anche fare i single ... da mammà.


Attenti a non ... fondere!

Chi intraprende la strada del biocntrismo attivo deve essere ben consapevole che troverà molti ostacoli e ...predisporre adeguate difese:

1 – considerazione scarsuccia: bisogna rendersi conto ed accettare che da quello che state per fare NON riceverete alcuna gratificazione sociale; in altre parole, se svolgete volontariato per  i diritti umani, per i disabili, per gli anziani ecc., il vostro lavoro sarà sempre considerato positivamente da parenti, amici, conoscenti ecc., mentre quando lavorate per le persone non umane riceverete, almeno nella società italiana, scarsa considerazione, che talvolta giunge a malcelato disprezzo; in pratica è diffusa l’idea che qualunque risorsa (di tempo o economica) destinata ai non umani sia vergognosamente sottratta agli umani, una mentalità che si esprime perfettamente nella frase "si pensa più alle bestie che alle persone".

Potete divertirvi a fare come un'attivista che nel presentarsi dice a chi non la conosce che svolge volontariato "in un'associazione per la promozione dei diritti civili",  espressione che genera normalmente nell'interlocutore una reazione di ammirazione; quando poi spiega che si tratta di diritti di persone non umane (con tutto il corollario dei paralleli con la schiavitù, dei diritti alle donne ecc.), la controparte non è più in grado di contestare con le tipiche sciocchezze da pregiudizio storico.

2 – risultati altrettanto  scarsucci: l’attivista deve avere ben chiaro che a fronte di molto lavoro i risultati sembreranno poca cosa; su dieci iniziative ne vanno in porto – quando va bene - due o tre. E’ come se un cuoco dovesse rifare otto volte una torta prima di ottenerne una mangiabile, o se una sarta dovesse rifare dieci volte un vestito prima di ottenerne uno indossabile. Capite perché è facile scoraggiarsi? Bisogna partire munendosi  di pazienza e determinazione come i cercatori d’oro, che setacciavano tonnellate di sabbia e ghiaia per ricavare poche pepite.

Come fare per non scoraggiarsi? E' abbastanza semplice, evitate – almeno all’inizio - di farvi assorbire totalmente dall’attività biocentrista, mantenete anche altri interessi più gratificanti, in modo da poter fare biocentrismo "a fondo perso" con la conseguenza che sconfitte e difficoltà che incontrerete potranno essere superate senza troppe difficoltà. Poi, quando vi sarete ben convinti e resi conto delle difficoltà, potrete ... aumentare la dose.

Potreste pensare che così facendo però si "rende" di meno. No, perché bisogna guardare nel lungo periodo; moltissime sono le persone che si lanciano in questo volontariato animati da grande entusiasmo e dopo qualche tempo (a volte pochi mesi) – scottati e delusi – si ritirano e non fanno più nulla; questo è quanto di peggio possa capitare; la modifica della mentalità collettiva, che è l’unico elemento che può cambiare realmente le cose, si ottiene con un costante e continuo lavorìo, quello stesso lavorìo che ha permesso alle donne di conquistare i diritti civili, agli schiavi di essere considerati persone e ai malati psichiatrici di non essere considerati solo mostri da rinchiudere.

Insomma, dato che il percorso è molto lungo, è meglio viaggiare a 80 all’ora impiegando il tempo necessario che partire a 200 e fermarsi dopo un po’ ...con il motore grippato.


Vegetariani e contenti

 Proteggere gli animali e poi mangiarli non è proprio il massimo della coerenza; è d'altronde facilmente constatabile che cani e gatti riscuotono molte più simpatie rispetto agli altri animali e che spesso si dichiara "animalista" chi in realta si occupa solo di animali definiti "da affezione", senza tanto curarsi di cosa c’è nel piatto.

 E’ importante quindi dare un segnale chiaro: tutti gli animali hanno lo stesso diritto di base, cioè vivere nel rispetto delle loro esigenze fondamentali. Le carni (comprese quelle di pesci, crostacei, molluschi & C) non sono assolutamente necessari né per i bambini, né per gli anziani e quindi si può sostituire con facilità.

 Per questo basta visitare il sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana www.scienzavegetariana.it; una scelta più coerente è quella vegana, che non ammette il consumo di prodotti animali in quanto attualmente comportano comunque la sofferenza e la morte degli animali; è vero ad esempio che la gallina non deve morire per fare un uovo, ma per mantenere i prezzi a livelli accettabili dai consumatori:

-  i pulcini maschi vengono triturati assieme ai gusci oppure gasati ecc.

-  le galline ovaiole fanno normalmente una vita infernale e anche quelle da allevamenti biologici, quando non producono più non vanno certo in pensione, ma vengono scannate malamente come le altre.

 La dieta vegan, è decisamente meno seguita di quella vegetariana, sia per la mancanza di formazione fra i medici di famiglia, sia perché la nostra tradizione culinaria si basa ampiamente su prodotti di origine animale

Per risolvere i problemi dei vegan sono sorti diversi siti; particolarmente interessanti e utili quelli di Agire Ora network:

di grande utilità anche www.scienzavegetariana.org

 Chi fa una scelta vegan si renderà ben presto conto delle difficoltà "sociali" che attualmente questo comporta (al ristorante, con gli amici, con i parenti ecc.); è quindi importante saper sostenere adeguatamente la coerenza della propria scelta; la "controparte" resta ad esempio in genere disorientato se le dite "saresti il primo a contestarmi se mangiassi gli animali che dico di difendere", aggiungendo riferimenti di tipo culturale, come scelta di nonviolenza seguita anche da Gandhi, Capitini, Leonardo da Vinci, Pitagora ecc. e come scelta di solidarietà sociale, visto che un terzo dei cereali prodotti vengono dati in pasto agli animali da carne, mentre potrebbero "fornire pane agli affamati". A questi si aggiungono considerazioni di ordine ambientale e anche vantaggi di ordine salutistico. Attenzione però, stante la mancata formazione dei medici, è bene informarsi bene sui pochi accorgimenti necessari affinché la vostra dieta sia equilibrata ed è bene comunque conoscere alcuni elementi di dietologia (fondamenti nutritivi ecc). Patatine e cioccolato fondente sono sicuramente vegan, ma con una simile dieta finirete velocemente all'ospedale vicino al divoratore di hamburger e fritto misto...
 Un ultimo consiglio: le persone che sono in contatto con voi si formeranno un’opinione e si sensibilizzeranno sul vegetarismo e sul veganismo sulla base del vostro comportamento verso di loro; è comprensibile quindi il senso di disgusto che ci può dare un commensale che si mangia un’ostrica viva, ma un atteggiamento di sola critica rabbiosa non avrà un effetto molto più convincente di quello che può avere nel dissuadere dall’uso dell’auto il prendere a pugni le auto ferme al semaforo e insultandone i conducenti...


Associazioni: che rotta mantenere?

 Sulla questione delle  associazioni si potrebbero scrivere dei trattati; il rapporto con gli animalisti attivi è infatti spesso burrascoso; ad essere sinceri bisogna ammettere che le colpe sono un po’ da entrambe le parti; a volte infatti gli animalisti pretendono che le associazioni risolvano i problemi con la bacchetta magica e da parte loro talune associazioni si comportano verso gli animalisti un po’ troppo da furbette, come se fossero limoni da spremere e vendendo tanto fumo.

 E’ quindi importante conoscere i limiti e i pregi delle associazioni, per costruire un corretto rapporto che non susciti aspettative grandiose (e cocenti delusioni) ed eviti di farsi prendere in giro o di farsi spremere.

 Molti si chiedono perché non vi siano poche associazioni nazionali anziché una miriade di associazioni locali. Vi sono anzitutto motivazioni concrete dovute al fatto che

  • gli argomenti sono numerosi (caccia, vivisezione, randagismo, circhi, allevamenti, vegetarismo ecc.);
  • le posizioni "ideologiche" di partenza sono differenti (vi è chi ad esempio ritiene il vegetarsimo necessario e chi no);
  • i metodi di lavoro sono differenti (vi è chi preferisce uno "scontro con gli avversari" e chi ritiene che si debbano seguire vie di continuo compromesso).
  • un'associazione autonoma è molto più libera nel suo agire di una sezione di un’associazione nazionale.

In sé questa frantumazione non è necessariamente dannosa: un numeroso gruppo di associazioni locali ben coordinate è in grado di esercitare un’influenza altrettanto forte di un’unica associazione. Purtroppo invece le associazioni spesso sono mal o per nulla coordinate ed anzi ogni tanto se le danno di santa ragione offrendo uno spettacolo non particolarmente edificante.

Perché vi è tanta concorrenzialità fra le associazioni? Le cause principali sono due:

  1.   le necessità finanziarie: un’associazione deve sostenere una serie di spese: realizzazione di materiale, cura degli animali, affitto sede, telefono e posta, e – se di dimensioni ragguardevoli – gli oneri del personale. Per poterli sostenere deve raccogliere fondi e quindi – seguendo le indicazioni di "marketing" – deve riuscire ad apparire ed emergere il più possibile al fine di convincere la gente ad iscriversi. Si tratta in sintesi dello stesso criterio – seppure molto più raffinato - che al luna park usano i vari proprietari dei baracconi: più attirano l’attenzione del pubblico e più riescono a far cassetta. Non solo, più soci si hanno e più forte è la possibilità di influenzare istituzioni, mass media ecc., e questo naturalmente rafforza questa tendenza, particolarmente elevata nelle grandi associazioni che necessitano di notevoli entrate e che devono operare a livello istituzionale con soggetti politici molto sensibili al seguito di "consensi" che le associazioni portano con sé.
  2.   la necessità di "compensare" la carenza di gratificazione dovuta al mancato riconoscimento sociale di chi lavora per le persone non umane con quella "di ruolo" derivante dal ricoprire una carica (presidente, vicepresidente, consigliere ecc.) e di poter quindi far prevalere il proprio pensiero almeno nel proprio ambito; è tendenzialmente più forte nelle sezioni  o nelle associazioni locali.

 Questi fattori sono presenti in varia misura e vanno presi come un dato di fatto e non serve scandalizzarsi (fra l’altro questa situazione non è un’esclusiva delle associazioni animaliste); è meglio sapere che nelle associazioni le cose stanno così e quindi stabilire come rapportarsi ad esse e se e quanto sostenerle.

 Se ritenete che quanto le associazioni che conoscete dichiarano di fare sia sufficiente (e avete fondi  per sostenerle tutte), non vi sono ovviamente problemi; se dovete invece selezionare, tenete conto  che ogni associazione tende a presentarsi come necessaria e a "ricamare" un po’ su quello che fa (per i motivi detti sopra);  potrete decidere allora anche in base ad altri fattori quali ad esempio:

- lo spirito di collaborazione; dal sito e dall’eventuale pubblicazione potrete vedere se si tratta di un’associazione "faso-tuto-mi" o se collabora spesso e volentieri con le altre. Anche la presenza dei link alle altre associazioni può essere indicativa in tal senso.

- la trasparenza amministrativa; oggi le grandi associazioni pubblicano nei loro siti il cosiddetto bilancio sociale, da cui potete leggere diverse informazioni.

 Vi è infine la discussa questione sulla gestione dei fondi delle associazioni, dalle adozioni a distanza ai finanziamenti delle campagne.

 Bisogna chiarire che per questo si va sostanzialmente in fiducia; se l’associazione è scorretta potrà sempre ad esempio affidare lo stesso cane (o gatto) a più persone, o gonfiare le spese o rivendere le scatolette che donate: tantissimi sono infatti i modi per far sparire i soldi. Le associazioni infatti non sono tenute ad una contabilità in partita doppia con i criteri rigorosi come quelle delle società (che pure ne combinano di tutti i colori), quindi la certezza assoluta non esiste, salvo andare a controllare personalmente i documenti contabili.

E’ quindi vero che i soldi più sicuri sono quelli che gestite direttamente voi (ad esempio per gestire una colonia, stampare direttamente materiale ecc.), ma attenzione, tenete conto che senza un minimo di fiducia non dovreste più dare niente a nessuno e questo – se tutti facessero così - si risolverebbe nella fine di tutte le iniziative esistenti che voi non sareste in grado di sviluppare direttamente (dalle campagne di sensibilizzazione alla gestione dei rifugi).


E adesso mettiamoci all'opera!

Dopo  aver stabilito il tempo che potete dedicare, i lavori che si possono fare sono tantissimi; il più semplice è il sostegno delle iniziative via mail (o fax o lettera); è un'attività molto più importante di quanto possa sembrare: quando pervengono centinaia di messaggi al destinatario, anche se sono tutti uguali, il solo fastidio di doverli cancellare e di trovarsi la posta intasata ha una sicura influenza: il destinatario capisce che vi è una forte opposizione e quando si tratta di aziende che devono proporre i loro prodotti al pubblico (ad esempio imprese di telefonia, catene di distribuzione ecc.), magari non rispondono, ma  ben si guardano dal ripetere un'iniziativa così contrastata (tipico esempio l'offerta in regalo di un pesce rosso ai bambini).

Per chi vuol agire in questo senso è veramente importante iscriversi a delle mailing list o a delle newsletter di Inform-Azione.

Per le attività e le newsletter vi segnaliamo sia la nostra newsletter a questa pagina:

http://animalitalia.it/newsletter.html

Sia quella di Agire Ora qui (in basso a destra) https://www.agireora.org/


   LE VOSTRE INIZIATIVE:

   Se volete segnalare delle iniziative

   1) RICORDATE DI INSERIRE I  VOSTRI DATI

   Sono necessari per potervi chiedere eventuali aggiornamenti o chiarimenti al momento della realizzazione del Notiziario. Segnalate quindi:  - NOME E COGNOME, INDIRIZZO - TELEFONO  (fisso o  cellulare) ED E-MAIL

   2) ALLEGATE LA DOCUMENTAZIONE  Controllate che siano riportati:

- data e titolo della pubblicazione (giornale, periodico, libro ecc.) se cartaceo o il link se sul web
- i dati di riferimento dei destinatari per l’invio dei messaggi (indirizzo, fax ed e-mail). In genere giornali e periodici hanno gran parte di questi dati in un riquadro che devono obbligatoriamente pubblicare, mentre per amministrazioni pubbliche, assessori, aziende ecc. bisogna reperirli con una breve ricerca.  

   3) SPEDITE IL TUTTO  al Comitato Europeo Difesa Animali onlus, via M. Monti 53, 22034 Brunate CO, tel. e fax 031/364004 e-mail: notiziario@animalitalia.it


----------------------------------  ***** ---------------------------------


Dato che riceverete molte richieste di sostenere iniziative tramite mail, è bene sapere che spesso può essere utile personalizzare il messaggio: infatti anche i destinatari possono inserire nel loro programma di posta regole per "smistare" la posta e ridurre al minimo il disagio. La personalizzazione contrasta questa "difesa"; bisogna però seguire alcune semplici regole, in modo che il messaggio di protesta sia fermo ma non insultante per due motivi:

1 - gli insulti sono scarsamente convincenti e anzi "convincono" il destinatario che a scrivere sia una persona isterico-estremista (e quindi un soggetto del cui parere non si deve tenere conto, perché non sarà mai - ad esempio - un potenziale cliente).

2 - potreste prendervi una diffida legale per ingiurie (o diffamazione se la vostra lettera è diretta a più persone) ed essere costretti a poco decorose profonde scuse per evitare grane.

Quindi bisogna utilizzare frasi che evidenzino la vostra contrarietà e contestino un fatto concreto (una pubblicità, un atto particolare, un'ordinanza), andando invece molto  cauti sui giudizi verso il destinatario. Basta orientarsi  su frasi  del tipo:

protesto vivamente per  quanto apparso sulla Vostra rivista (o pagina web)... - comunico la mia indignazione per la Vostra ordinanza comunale che ... - riteniamo inaccettabile quanto da Voi fatto ... Vi comunichiamo la nostra totale contrarietà  alla Vostra scelta di ...

Vanno invece assolutamente evitate frasi del tipo:

il Vostro comportamento è criminale... - siete indegni di una società civile ... - la Vostra disonestà nell'aver pubblicato... - siete un'azienda che dovrebbe essere chiusa ecc.

E' utile in genere inserire la frase "segnaleremo a parenti ed amici sensibili di non acquistare il Vostro giornale, prodotto ecc." (evitate però di scivolare involontariamente nel ridicolo, dichiarando che coinvolgerete centinaia di persone o associazioni, perché fareste la figura del canarino che dice di essere un'aquila: bluffare un pochino passi, ma se si esagera si perde di credibilità e quindi di efficacia...


Hosting Opzione.com
Torna ai contenuti