cane riscattatoL'IMPORTANTE E' LA SCARTOFFIA

Quello che vedete nella foto è un cane riscattato da un canile privato convenzionato, cioè gestito da imprenditori che stipulano convenzioni con i Comuni per mantenere i cani randagi; ovviamente – essendo imprenditori – il loro fine è il profitto, cioè devono ottenere uno “stipendio”.

Rispetto ad un'associazione animalista, spesso mancano l'apporto del volontariato (che – se presente - comunque non deve “ficcanasare”, pena l'allontanamento dal canile) e la possibilità di raccogliere offerte. 

 

TRUFFATORI E FALSI!

ANATOMIA DI UN ARTICOLO

IL COMUNICATO UNA

LE CONCLUSIONI DELLE INDAGINI

MORALE DELLA FAVOLA

MESSAGGIO DI SOSTEGNO


Pertanto lo stipendio deve saltar fuori facendo quadrare in tutti i modi i conti, anche tagliando su medicinali e viveri, come potete vedere.

Ebbene, su questo canile, situato in Lombardia, le autorità competenti non avevano mai avuto nulla da ridire, nonostante le continue segnalazioni dei pochi volontari (che non potevano però denunciare apertamente quanto vedevano per evitare di essere cacciati).

Stando alle segnalazioni che arrivano non si tratta di un caso isolato purtroppo.

Però le scartoffie necessarie per il rispetto formale delle regole c'erano; e per quanto riguarda il rispetto sostanziale del benessere degli animali? Lo potete giudicare dalla foto...



TRUFFATORI E FALSI!



Ohibò che termini perentori caro diredattoecc., direte giustamente, il sole estivo ti ha scaldato

la (già scarsa) materia cerebrale?

Eh no, cari lettori, come altro devono essere chiamati dei gestori di un canile che sono accusati di truffa in atto pubblico, falso ideologico e falsità materiale?

Dei gestori che tenevano i registri dell'anagrafe canina con delle irregolarità, dei soggetti che hanno seppellito anche 11 carcasse di animali anziché smaltirli secondo i regolamenti di igiene pubblica, e soprattutto dei gestori che hanno percepito 770.000 euro di contributi comunali per gestire un canile, pur mancando delle autorizzazioni?

Bene hanno fatto Carabinieri e Guardia Forestale a fare una conferenza stampa per denunciare pubblicamente le malefatte di questa gente e farla finire sui giornali, additata al pubblico ludibrio!

Chi mai dunque sono costoro? Ebbene sono Ebe dalle Fabbriche, presidente del Movimento UNA ed il segretario dello stesso!

Prima di chiamare il pronto intervento della neuro per farmi rinchiudere nel “reparto agitati”, guardate qui sotto cosa appariva sul sito della Nazione il 31 maggio 2008:



http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2008/05/31/93523-prendevano_soldi_canile_senza_autorizzazioni.shtml



Anatomia di un articolo



Leggiamo e commentiamo nel dettaglio il testo dell'articolo di cui sopra, apparso sul sito della Nazione: i neretti non sono nostri, ma nell'originale:



Firenze, 31 maggio 2008 - Per la gestione di un canile nel Mugello hanno percepito 770.000 euro di contributi comunali dal 2001 al 2008 ma, poiché mancavano le autorizzazioni necessarie, il presidente e il segretario dell'associazione animalista Una (Uomo natura animali) di San Piero a Sieve (Firenze) sono stati indagati per truffa in atto pubblico, falso ideologico e falsità materiale. Indagato anche un veterinario che rilasciava certificati irregolari.


Gli accertamenti di Carabinieri e Corpo forestale dello Stato hanno fatto emergere una serie di difformità amministrative a carico del canile 'Il Gufo' di Scarperia (Firenze) tali da configurare una truffa in atto pubblico. I contributi erano stati erogati da tutti i Comuni del Mugello e da quelli di Massa, Carrara e Montignoso (Massa Carrara). In particolare, secondo gli inquirenti, dal 2001 al 2006 il movimento Una ha ricevuto per il canile 643.000 euro pur non essendoci autorizzazione per l'attività, mentre nel biennio 2007-2008 erano stati erogati altri 127.000 euro dopo che l'associazione aveva dichiarato di aver eseguito lavori ordinati dalla Asl e che, invece, non erano mai stati fatti. Gli animali ospitati sono 280 cani randagi, tutti tenuti in buone condizioni.

L'associazione Una, di cui è presidente Ebe Dalle Fabbriche, aveva stipulato convenzioni con 15 Comuni toscani per gestire un servizio di ricovero per cani randagi, ma dal 2001 ad oggi l'autorizzazione necessaria per esercitare l'attività di canile è rimasta scaduta. Cosi' sono scattate le accuse di truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica, commessa da privato in atto pubblico, falsità materiale commesse da privato, falsità ideologica in certificati. Inoltre, secondo i carabinieri della compagnia del Mugello e i forestali della stazione di Scarperia (Firenze), in tutto il periodo 2001-2008 sono mancati i requisiti minimi strutturali previsti per i canili-rifugio, senza che siano stati fatti i necessari lavori di adeguamento.
 Altre irregolarità, poi, sono
state riscontrate nella tenuta dei registri relativi all'anagrafe canina e in alcuni certificati veterinari con firma falsa o non redatti correttamente. Il canile non è stato sequestrato; tuttavia durante le ispezioni disposte dal pm Giuseppe Nicolosi sono state trovate, tramite scavi nel terreno, anche 11 carcasse di animali che sono stati sotterrati invece che essere trattati secondo i regolamenti di igiene pubblica.

Ai primi di luglio l'articolo risultava ancora così, come lo vedete sopra, senza alcuna citazione del comunicato dell'UNA, che riportiamo più avanti.

Se analizziamo per bene i dati dal punto di vista di chi tiene per prima cosa al benessere dei cani, l'elemento principale della vicenda è che i 280 cani sono tenuti tutti in buone condizioni, ma questa, che risulta certamente essere la notizia più importante per tutti i lettori del Notiziario, appare nell'articolo della Nazione solo dopo un bel po', in fondo ad un paragrafo ed è limitata ad una riga.

Bene, direte voi, però insomma, una truffa è una truffa, che diamine!

Già, analizziamo un po' cosa si intende per truffa nel sentire comune: al termine “truffa” associamo imbroglio, volontà di gabbare ecc., giusto?

Bene, abbiamo constatato - facendo quattro conti - che i 280 cani randagi ospitati in buona salute per sei anni al canile Il Gufo sono costati alla collettività in media intorno ai 90 centesimi al giorno. Una cifra irrisoria rispetto ai 3-5 euro di molte strutture con le carte in regola. Quanti dei lettori ritengono a questo punto che i Comuni siano stati “truffati”?

Purtroppo però questa parte del comunicato di precisazione non è stata ripresa dalle agenzie di stampa, come potete constatare facilmente su internet, e così il giudizio da parte del pubblico è ben esemplificato in un sito non animalista, che ha riportato la questione nella rubrica “Curiosità & News su ambiente e animali - Informazioni dal mondo dei nostri amici a 4 zampe e sull'ambiente“; del comunicato UNA risulta solo un pezzo diffuso – stando al sito – dall'ANSA:



''Tutti i cani ospitati nel Rifugio Il Gufo godono di buona salute fisica e psichica e, grazie al nostro canile e con la collaborazione preziosa di Asl e dei vigili urbani, il randagismo nel territorio è quasi totalmente sparito''. Lo afferma, in una nota, il movimento animalista Una (Uomo natura animali) riguardo all'inchiesta di Carabinieri e Corpo forestale in cui sono indagati per truffa e falso ideologico alcuni suoi esponenti coinvolti nella gestione del canile.

Una sostiene che ''l'inadempienza amministrativa contestata (mancata richiesta di rinnovo di autorizzazione per il canile dovuta a semplice dimenticanza transitoria) è stata sanata senza limiti di scadenza dal Comune di Scarperia e che, comunque detta autorizzazione non è mai stata ne' sospesa ne' revocata''.

Il Movimento Una ha inoltre annunciato ''una prossima conferenza stampa con la partecipazione dei Comuni del Mugello e della Asl''.

 

A questo punto non possiamo stupirci del tenore degli unici due commenti alla notizia apparsi sul sito, firmati Angiola (1) e Mela 68 (2):

1 - Sono dei truffatori ma per fortuna tengono bene i cani.

2 - E' vero... a differenza di tanti canili almeno qui i cani stanno bene!

Tenete conto che poi via internet su questa storia è passato di tutto: dalle fosse comuni alle epidemie fra i cani e via discorrendo.
Leggiamo adesso il comunicato integrale di precisazione del Movimento UNA

il comunicato UNA



In merito a quanto è stato pubblicato da giornali e Tv sulla Conferenza stampa indetta da Carabinieri e Forestale il 31 maggio 2008 relativa all’indagine svolta nel rifugio Il Gufo di Scarperia, precisiamo:

che il canile, situato su terreno di 5 ettari di nostra esclusiva proprietà, non è mai stato posto sotto sequestro;
che il canile è tutt’ora aperto e funzionante con tutte le convenzioni attive;
che l’autorizzazione comunale non è mai stata sospesa o revocata, ma, anzi, è stata riconfermata;
che non esistono “fosse comuni” piene di cadaveri, ma solo una zona di 50 mq ben delimitata dove  (come previsto e precisato nella Conferenza dei Servizi – Ufficio Ambiente del Comune di Scarperia) si può saltuariamente seppellire. In questa zona sono stati dissotterrati 16 cani che – nel corso degli anni -  vi erano stati sepolti perché non è stato possibile ricorrere all’inceneritore a causa di strade impraticabili o per non disponibilità della ditta ad intervenire in tempi brevi per il ritiro del cadavere;
che la zona, non certo definibile "fossa comune” è stata indicata tranquillamente da noi a coloro che sono venuti ad ispezionare;
che tutti gli animali ospitati (e non solo cani) sono accuditi con affetto e godono di buona salute – fatto confermato dallo stralcio dell’indagine del Magistrato;

che le somme riportate relative ai denari delle convenzioni (indicate in 700.000 €) si riferiscono agli anni 2001-2008 ( ossia a sette anni e mezzo) ed a 14 Comuni, ora ridotti a 11, per un totale stabile di almeno 280 cani presenti. Questa somma suddivisa per i 7 anni e mezzo porta ad un importo annuo di 90.000 €. Posto che i cani sono mediamente 280 si ha un introito di 321,00 € all’anno per cane, pari a 88 CENTESIMI giornalieri per alimentazione, spese veterinarie, smaltimento carcasse, ecc.;

che l’accusa di presunta truffa è stata motivata dal fatto che per il periodo 2001-2005 nessuno si era accorto che l’autorizzazione comunale era a scadenza e  doveva essere rinnovata, rinnovo che è avvenuto sanando tutta la questione velocemente;

che l’accusa riguarda una mancanza – involontaria – burocratico-amministrativa, ma per tutto il tempo noi  abbiamo continuato a ricevere, sfamare, curare tutti i cani che ci sono stati portati dai Comuni convenzionati tramite la Asl.

Potete immaginare le conseguenze di questa montagna di fango scaricata su Ebe dalle Fabbriche, che viene presentata – come abbiamo visto dai commenti – alla stregua di una truffatrice.

Truffati quindi – di rimbalzo – sarebbero i comuni. Non un rigo appare però sul fatto che forse i Comuni – prima di erogare i fondi - avrebbero dovuto controllare se le “scartoffie” erano in regola.

L'autorizzazione è stata subito rinnovata appena è emersa la questione e questo dimostra che non c'erano ostacoli giuridici ma era effettivamente una semplice dimenticanza.

Se per anni i Comuni hanno versato i fondi e non si sono accorti che l'autorizzazione non era stata rinnovata, significa che qualcosa non funziona nel loro sistema di controllo.



le conclusioni delle indagini



Dopo una decina di giorni dalla conferenza stampa il P.M. ha comunicato le conclusione delle indagini: rimane ben poco del polverone sollevato; in sintesi si contesta di aver dichiarato falsamente di aver adempiuto alle prescrizioni della ASL, di aver certificato che ventuno cani (risultati vivi) erano morti e di aver dato per vivi 4 cani che invece erano morti. Infine si sarebbero contraffatti i certificati di morte di due cani e il buono stato di salute di altri tre.

La storia dei 700.000 euro – che colpiva di più – va a farsi benedire, restando in piedi una contestazione per meno di diecimila euro, relativi ai cani morti e dati per vivi.

La risposta su questo punto del Movimento UNA è molto semplice: su 1.500 cani che sono passati per il canile, molti avevano il tatuaggio poco leggibile (cosa nota a tutti coloro che gestiscono un canile), quindi il veterinario “compiacente” in realtà ha semplicemente fatto degli errori di trascrizione, da qui lo scambio di cani vivi/morti; sono d'altronde dei truffatori ben tonti quelli che indicano più cani morti di quelli vivi, così da non farsi rimborsare i costi di mantenimento.

Infine – in merito alle prescrizioni ASL - nella Conferenza dei Servizi del 4 aprile 2008 effettuata dal Comune di Scarperia fra Arpat-Asl veterinaria-Ufficio Affari Generali Comune di Scarperia si è attestato che nel canile privato del movimento UNA l'unica cosa da rilevare è il benessere degli animali, e non è necessaria la cementazione (precedentemente prescritta NdR), stante l'ampiezza degli spazi nei recinti tenuti accuratamente a terra ed erba e piante.

L'attività di prevenzione del randagismo del movimento UNA è stata talmente positiva che al giugno 2008 ha ricevuto solo 17 cani su ben undici Comuni convenzionati, cani per lo più restituiti ai proprietari grazie all'iscrizione all'anagrafe canina.

 

morale della favola



Si possono tenere i cani nel modo che avete visto in prima pagina e non essere sanzionati perché le carte sono in regola e tenere bene i cani a un prezzo irrisorio passando per truffatori perché le carte non lo sono: un cortocircuito che fa impressione ma che permette di constatare l'enorme distanza esistente fra il sentire comune e l'impianto giuridico-burocratico.



Per quanto si sia certi di non aver fatto nulla di male, finire nel tritatutto mediatico dopo aver passato una vita in difesa degli animali è a dir poco moralmente sconquassante; per questo tutti coloro che vogliono inviare a Ebe un messaggio di sostegno possono farlo cliccando qui

Quanto accaduto ha un unico consistente pregio: quello di far comprendere a tutti come sia assolutamente necessario prendere con le pinze le accuse che appaiono sui giornali (per non parlare di internet) in merito a cani e canili: controllate sempre che vi siano documentazioni chiare e precise sulle accuse e – soprattutto – cercate sempre di leggere anche la replica completa dell'accusato!